Palermo chiama Italia: Ic Gargnano- SSDPG Toscolano risponde

“Nel corso dell’emergenza che stiamo vivendo, un messaggio positivo e di forte impatto è stato rappresentato dalla grande quantità di proposte pervenute dal mondo della scuola rispetto alle imminenti commemorazioni del 23 maggio e del 19 luglio, giorni delle stragi di Capaci e di via D’Amelio in cui persero la vita i giudici Paolo Borsellino, Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e gli agenti delle proprie scorte. Delle date, queste, che coniugano memoria e impegno e che per molti studenti e studentesse coincidono con una nuova tappa del percorso di crescita civica da loro intrapreso, una ricorrenza in cui il bilancio di un anno vissuto coincide con il rinnovamento di una motivazione, di una “tensione morale”.

Il mio balcone è una piazza
Vista l’impossibilità di organizzare cortei e raduni, gli studenti e i cittadini sono invitati ad affacciarsi dai balconi di casa appendendo un lenzuolo bianco, striscioni o cantando l’Inno d’Italia, facendo sentire la presenza e l’unità in varie forme, esprimendo un pensiero di gratitudine a chi, nella lotta alla mafia, o nella dura battaglia contro la pandemia, ha fatto la propria parte. Lo slogan sarà “il mio balcone è una piazza”. (da Tuttoscuola)”

La nostra Scuola ha aderito alla iniziativa “Il mio balcone è una piazza” in questo modo semplice, per dire “ci siamo anche noi”, perché anche un semplice gesto può fare la differenza.

Non ci sono i nomi dei ragazzi e degli adulti che hanno mandato la foto, perché siamo tutti un unico pensiero volto alla legalità,

perché siamo tutti: Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Francesca Mordillo, Antonio Montinaro, Vito Schifani e Rocco Dicillo.

“Che le cose siano così, non vuol dire che debbano andare così. Solo che, quando c’è da rimboccarsi le maniche e incominciare a cambiare, vi è un prezzo da pagare, ed è allora che la stragrande maggioranza preferisce lamentarsi piuttosto che fare” (G: Falcone)

RINGRAZIAMENTI

Pubblichiamo la lettera ricevuta dal Presidente della Fondazione “G.B. Bianchi” dedicata a tutti i ragazzi che si sono impegnati per far sentire la propria vicinanza ai nonni e agli operatori della struttura.

la Redazione.

CARI NONNI E OPERATORI DELLA FONDAZIONE G. B. BIANCHI

In questo difficile momento che stiamo vivendo per il Coronavirus, noi ragazzi delle medie abbiamo pensato di realizzare disegni, poesie e lettere da inviare alle persone che vivono e lavorano nella Casa di riposo del nostro paese. Abbiamo ripensato ai bei momenti trascorsi insieme a loro solo pochi mesi fa, quando ci sono stati il mercatino, i canti dei compagni per gli auguri di Natale e tanti bei momenti vissuti insieme. Gli ospiti ci hanno preparato la cioccolata in tazza, tanti regalini, ma, soprattutto, ci hanno ricoperto di sorrisi e del loro affetto. Non abbiamo dimenticato quei momenti, per questo abbiamo inventato giochi di parole, scritto brevi racconti, lettere e poesie, sperando che loro si sentissero meno soli e più sereni. Speriamo di essere riusciti nel nostro intento e che li abbiano graditi.

ALCUNI LAVORI DEI RAGAZZI DELLE PRIME

Quando tramite le lezioni online la prof.ssa Crescini ci ha ha spiegato il progetto, siamo stati felici di avere l’opportunità di renderci utili; abbiamo subito iniziato a realizzare simpatici acrostici e ad immaginare scenette comiche o avventure e a ripensare a semplici ricordi da riportare in brevi testi. I nostri racconti sono stati consegnati dalla Protezione Civile e letti ai nonnini da Michela, la loro animatrice. 

STAGIONE DOPO STAGIONE

In un lontano villaggio, vivevano le quattro stagioni. Era chiamato il Villaggio di Lassù ed era formato da quattro grandi palazzi: il palazzo di ghiaccio, dimora dell’Inverno, il palazzo fiorito abitato dalla Primavera, la casa del raggio di sole dove viveva l’Estate, e infine la casa delle foglie rosse in cui risiedeva l’Autunno. Da anni le stagioni non erano più molto attente a eseguire i loro compiti e si distraevano facilmente. Infatti l’anno prima l’Estate, durata più del normale, aveva suscitato un sentimento di rabbia nell’Inverno che, offeso, decise di vendicarsi. L’Inverno decise di impossessarsi dell’intero anno; voleva diventare re e fare sue schiave le altre tre stagioni che, del tutto ignare di quello che il loro compagno tramava alle loro spalle, continuavano la loro solita vita. L’anno nuovo arrivò molto velocemente e l’Inverno cominciò a mettere in atto il suo malvagio piano. Dopo qualche mese nevicava ancora, il freddo era pungente e nelle rare giornate serene il sole non era tiepido e brillante, ma pallido e malato. Allora la Primavera, che si era sempre tenuta a distanza dall’Inverno, incominciò a sospettare di lui. Il cielo era sempre grigio sulla Terra, gli animali non uscivano dal letargo e i germogli sulle piante non spuntavano. La Primavera decise così che sarebbe andata dall’Inverno per chiarire quella situazione, e promise a sé stessa che se fosse stato necessario avrebbe anche combattuto contro di lui. Così andò a bussare all’imponente portone di ghiaccio. Le aprì proprio l’Inverno in persona, che la condusse al salone principale del suo grande palazzo, dove le chiese: “Come mai questa visita inaspettata?”.  “Sono qui per ordinarti di lasciare il turno alle altre stagioni: non puoi impossessarti dell’anno intero. Adesso tocca a me, la vita deve rinascere!”  Egli prontamente ribatté: “Niente da fare! L’estate mi ha portato via dei giorni. Ho deciso di vendicarmi e di comandare su tutto l’anno. Se vuoi impedirmi di diventare il re, dovrai batterti con me in un duello! Se vincerò io le altre stagioni, te compresa, dovrete soccombere, se vincerai tu io lascerò che ognuna delle stagioni abbia il proprio momento.” E così iniziò una terribile battaglia tra l’Inverno e la Primavera: il primo lanciava colpi di ghiaccio, grandine e forte vento, mentre l’altra gli rispondeva a colpi di fiori dai mille colori, germogli e un leggero e tiepido venticello primaverile. Combatterono per ore perché nessuno voleva cedere, ma ad un tratto la Primavera tirò fuori tutta la sua energia vitale e colpì il suo avversario con un attacco di raggi di sole scintillanti che lo accecarono. Questi cadde a terra barcollando. La Primavera aveva vinto! Così l’Inverno si arrese e lasciò il turno alle altre stagioni. L’Autunno e l’Estate proclamarono la loro amica Primavera regina delle stagioni, ma quella con gentilezza rifiutò, e rispose loro: “Le stagioni hanno tutte la stessa importanza, così come le stagioni della vita, ed è per questo che non ci devono essere né re né regine, altrimenti la vita sulla Terra cambierebbe e il ciclo naturale si interromperebbe. Bisogna mantenere l’equilibrio.” E così le stagioni tornarono a eseguire i loro compiti con attenzione e impegno. Nessun inverno può durare per sempre, e dopo aver visto le nubi torneremo a guardare il sole. Maria 1^C

IL CORAGGIO DI UN PASSEROTTO

In un giorno soleggiato, nel nido tra i rami di una grande quercia, nacque un passerotto. Dopo qualche settimana, per quanto provasse, non riusciva a spiccare il volo. Allora la madre lo portò su un ramo di un grosso e alto albero. Il caldo vento estivo soffiava leggero accarezzando le piume soffici dell’uccellino. La madre disse al piccolo: “Ora chiudi gli occhi, apri le tue ali e lasciati cullare dal vento; con il suo soffio lui ti parlerà e ti porterà con sé. Abbandonati alle sue amorevoli coccole!” Il passerotto chiuse gli occhi, aprì le ali e rimase ad ascoltare il vento e per un momento gli parve di sentire che gli sussurrava delle dolci parole. Era tutto così magico, così inspiegabilmente bello… Quando il piccolo aprì gli occhi si ritrovò sospeso in aria lontano dal ramo. Preso dal panico cominciò a sbattere le ali più forte che poteva, ma spaventassimo cadde a terra come un sasso. Si ruppe una zampetta e cominciò a piangere disperato. La madre lo prese e lo portò nel nido al riparo e al sicuro dai predatori. Lo curò con premura cercando di infondergli coraggio e sicurezza. Il piccolo passero era molto triste perchè non riusciva a compiere quel grande passo, vedeva gli altri compagni che volavano felici e leggeri nel cielo e giocavano, si rincorrevano, cantavano. E poi ancora giù in picchiata nelle fresche acque di un meraviglioso laghetto a rinfrescarsi, mentre lui rimaneva sempre sull’albero solo e triste. Quando la zampetta fu guarita, la madre riportò il piccolo sulla cima del grande albero. Era una splendida giornata, il sole brillava nel laghetto, il vento soffiava con quella sua leggerezza e armonia di sempre. La madre disse: “Fatti coraggio piccolo mio, e anche tu come i tuoi fratelli potrai volare alto nel cielo e rinfrescarti nelle fresche acque.” Il passerotto, prese tutto il suo coraggio e più determinato che mai, chiuse gli occhi, aprì le ali, gonfiò il petto, lasciò che il vento gli accarezzasse le piume e gli parlasse e quando riaprì gli occhi era alto nel cielo. Un attimo di panico lo attaccò, ma questa volta non si lasciò scoraggiare. Chiuse di nuovo gli occhi e si lasciò trasportare dal vento. La madre lo raggiunse e gli suggerì di sbattere leggermente le ali e seguire la scia del vento. Ormai era determinato e senza nessuna intenzione di arrendersi, quindi aprì gli occhi e fece ciò che la madre gli aveva detto e cominciò a volare leggero nel cielo.I suoi fratelli lo raggiunsero e fu per tutti una grande festa! Finalmente anche il nostro piccolo amico aveva imparato a gestire le sue paure e a volare con tutti i suoi amici. Davide 1^C

IL MOSTRO INVISIBILE

Le notizie spaventavano tutti, le voci che giravano facevano rabbrividire, le persone scomparse facevano capire la sua. Era un mostro invisibile di cui non si sapeva la nascita e nemmeno l’evoluzione. La gente soffriva ma combatteva sapendo che avrebbero vinto anche quella battaglia. La gente era chiusa a casa da settimane cercando di sfuggire al mostro. Solo Giuseppe non era chiuso in casa, lui era uno medico, un uomo coraggioso, che ogni giorno con un camice bianco, dei guanti e una mascherina, affrontava malattie. La sera quando tornava a casa, si metteva a studiare il mostro, cercando di scoprire come sconfiggerlo. Finché un giorno capì come fare; preparò la cura che l’avrebbe sconfitto il più velocemente possibile. Ora non rimaneva che attirare il mostro invisibile ed eliminarlo. Ci mise poco, gli bastò uscire e restare vicino persone esperte come lui: medici, infermieri, ricercatori… Lo sentì avvicinarsi, vide le sue impronte sul terreno; il mostro  invisibile cercò di afferrarlo ma lui aveva tutte le protezioni. Il mostro non gli fece nulla, le protezioni lo avevano bloccato. Anzi, non appena girò le spalle a Giuseppe, il medico gli iniettò la cura nelle “chiappe” e tutto finì. Sono convinto che anche noi stando uniti e fiduciosi, colpiremo il mostro nel suo punto debole… Alessandro G. 1^C

LA NONNA RACCONTA …

Era un piovoso giorno di Primavera, io ero nel salotto di mia nonna. Seduta davanti alla finestra che affacciava sul suo giardino fiorito osservavo le gocce di pioggia scendere velocemente lungo il vetro. La nonna aveva disposto sul vecchio tavolo di legno dei giochi in scatola, ma nessuno attirava la mia attenzione: ero annoiata e la pioggia mi dava malinconia. Sospirai, e mi avviai verso la credenza intagliata per osservare le foto dei miei bisnonni in tempo di guerra, delle mie trisavole che stendevano il bucato e soprattutto le foto di tutti i figli, nipoti e pronipoti; mi divertiva guardare quelle foto, ma quella non era proprio la giornata giusta. Aprendo un cassetto trovai un diario rilegato, con curiosità sciolsi il nodo e delle foto caddero a terra, le raccolsi, la nonna avvicinandosi mi disse: “Vuoi che ti racconti la loro storia?” Io sorrisi. Ci sedemmo sul divano, io mi accoccolai vicino a lei e iniziò a raccontare. “Questa storia è un’avventura. L’avventura di un nostro antenato, di nome Eligio, che visse nella campagna francese ed era un pittore molto famoso; amava così tanto l’arte che un giorno ammirando una sua opera appena terminata finì dentro il quadro. Così stupito del mondo che aveva creato decise di esplorarlo, percorrendo un sentiero ciottolato si trovò in un enorme campo di papaveri colorati di bellissime sfumature di rosso. Meravigliato si sedette e guardò i fiori danzare nel vento. Una farfalla dai colori vivaci, gli svolazzò intorno. Eligio la seguì fino ad arrivare su un’altura. Lì si fermò per osservare alcuni piccoli di cerbiatto giocare tra l’erba fresca. Era il tramonto: il sole colorava il cielo di sfumature arancio-rossastre e stava pian piano scomparendo dietro una montagna maestosa. Camminando incuriosito il nostro antenato, si addentrò in una foresta scorse daini corre nella brughiera portare i cuccioli alle tane per la notte, e in una radura vide un gufo dare la caccia a un topolino. Il cielo blu cobalto era solcato da scintillanti stelle e la luna piena si specchiava in un ruscello sul quale le lucciole volteggiavano. Il pittore raggiunse il cuore della foresta e lì si riposò sotto una quercia secolare. Mentre osservava un tasso scavare alla ricerca di cibo, scorse sopra una rupe poco distante la sagoma di un lupo illuminata dal chiarore della luna, poi sentì il suo ululato. Il lupo si avvicinava minaccioso. Eligio lo vide in tutta la sua imponenza, era grande, nero, con lunghi artigli e denti affilati. Spaventato il mio antenato, corse verso il limitare della foresta, il lupo lo inseguiva … In preda al panico il poveretto chiuse gli occhi per alcuni istanti, quando li riaprì, come per magia, si ritrovò, nella sua casa, nella campagna francese. “Ma come nonna… Era stato solo un sogno?” La nonna mi chiese: “Ti è piaciuta la storia?”Io risposi: “Tantissimo”, aggiunsi: “Ha finito di piovere?” “Sì” rispose la nonna “ed è anche spuntato un bellissimo arcobaleno” La nonna ancora una volta aveva scacciato la noia e la malinconia… Senza aggiungere altro andai di corsa in giardino a giocare tra i mille colori della natura che mi circondava. Emma 1^C

L’INTERROGAZIONE

La professoressa stava interrogando Gianni. “Se ci sono tre macchine, quella rossa va a 100 km/h e quella gialla a 70 Km/h, quale delle due arriverà prima?” “Beh… è facile! Quella gialla, perché è già là!!” “Questa non è esattamente giusta, ma… Andiamo avanti!  Allora, dimmi il nome di un mammifero senza denti!” “Si! Mio nonnooooooooooooo!!!!!!!” “Ma Gianni!!!!  Va be’, continuiamo, vediamo… Ok, allora, dimmi perché il canale di Suez si chiama così? “Ma è ovvio signorina, perché non è miez e non è tuez!” “Dimmi almeno il futuro del verbo rubare!” “Subito! Io andrò in prigione, tu mi verrai a trovare…” “Ma Gianni!!!!!!!!! Sei un caso perso, dai proviamo… Proviamo con questa: quando è morto Napoleone?” “Ohhh!!!! Poverino!!! Non sapevo fosse morto!” “Gianni!! Cinque!” esclama furiosa la professoressa e Gianni in un batter d’occhio corre a batterle la mano. “Grande Prof! Batti cinque!” Noemi 1^C   

           ALCUNI LAVORI DEI RAGAZZI DELLE SECONDE

Anche noi alunni di seconda abbiamo accolto subito con gioia la proposta di dedicare delle poesie ai nonni e a coloro che li stanno accudendo, tra tante difficoltà causate da questo terribile virus. Ci è piaciuto molto realizzarle perchè da un lato ci siamo messi alla prova con un modo di esprimerci diverso e dall’altro eravamo consapevoli che stavamo facendo qualcosa di importante per regalare un po’ di conforto.

ALCUNI LAVORI DEI RAGAZZI DELLE TERZE

Noi di terza abbiamo scritto delle lettere, in cui abbiamo illustrato i nostri pensieri di incoraggiamento e il nostro parere riguardo a questa situazione. Le lettere sono state lette ai nonni per dare loro un messaggio di speranza e per far loro passare un po’ il tempo, dato che i giorni ultimamente sembrano sempre gli stessi e la routine quotidiana non cambia. Ma, come si dice, più grande è la difficoltà dell’ostacolo, maggiore è la gloria nel superarlo ed è proprio questo che volevamo dire con le nostre lettere: non dobbiamo abbatterci. Forza nonni e forza operatori della casa di riposo! 

CLASSE 3^A

Cari nonni, come state? Spero che stiate tutti bene, nonostante tutte le difficoltà riscontrate durante questo periodo così duro, molto più della roccia. Immagino che per voi non sia facile non poter uscire, è difficile anche per me, ma so che ci si può divertire anche senza uscire; magari si può ballare, cucinare, cantare, fare dei giochi in scatola, ecc… Cosa fate per passare il tempo durante queste giornate? Io, per esempio, dipingo, mi prendo cura dei miei animali oppure provo a cucinare, anche se non sono molto brava, ma si prova! Immagino anche che vi manchino le visite da parte della vostra famiglia, soprattutto dei vostri nipoti che sono quelli che spesso vi rendono più felici. Anche se non vi conosco, so per certo che sarete tutti molto simpatici, divertenti, con una vita molto interessante e, che potreste passare ore a raccontare della vostra infanzia, della vostra adolescenza e di come passavate il tempo libero… So che questa lettera non sarà la migliore lettera del mondo, ma, per me, esprimere i sentimenti con le parole è più difficile che farlo a voce di persona. Spero che la lettera vi faccia piacere e di potervi incontrare al più presto. Un abbraccio da Silvia Andreoli.

Cari nonni, come state? Mi chiamo Nicole, abito a Toscolano-Maderno e voglio scrivere questa lettera a tutti voi, nonni speciali e unici, che state passando un brutto periodo di quarantena, come tutti noi del resto. Cosa vi è mancato fare maggiormente in questi ultimi mesi? Cosa fate per passare le vostre giornate? Spero che ve la caviate, che siate sereni e che possiate provare un po’ di felicità anche quando sembra che non ce ne possa essere… Io per trascorrere al meglio ogni mia singola giornata di quarantena faccio ad esempio dei disegni o gioco a dei giochi da tavola con la mia famiglia, ancora  meglio cucino seguendo i consigli della mia cara nonna. So che molti nonni sono dei “maghi” quando si tratta di cucinare deliziosi pranzetti o squisite prelibatezze e questo potrebbe essere un bel modo per far passare il tempo. Chissà quanto mancherà ai vostri nipoti vedervi e parlare con voi; la presenza dei nonni è importantissima per noi giovani: ci fate sentir bene, ci ricoprite di attenzioni e adoriamo passare le nostre giornate con voi, che siete unici e fantastici, adorabili ed essenziali per noi. Spesso siete le uniche persone con cui riusciamo a confidarci e a stare tranquilli sempre e ovunque!  Volevo ringraziare voi e tutti i nonni per essere sempre così meravigliosi e disponibili: grazie di tutto nonni!  Inoltre voglio farvi sapere che tutto questo passerà e che, prima o poi, torneremo alla normalità e potremo finalmente tornare alla nostra vecchia vita di tutti i giorni. Vi vogliamo bene, ciao! Nicole Tavella

Cari nonni, mi chiamo Simone, ho tredici anni e abito a Gaino. Dato che in questo periodo non posso venirvi a trovare di persona, a causa del virus, ho pensato di rivolgervi un saluto. Se potessi, organizzerei un torneo di carte insieme, potrebbe essere a briscola o a scala quaranta, a seconda di quello che preferite, per vedere se mio nonno mi ha svelato tutti i trucchi delle carte o se ne è tenuto qualcuno per sé; attenti perché, di solito, sono molto fortunato … Come premio per il vincitore ci potrebbero essere delle torte di ottima qualità fatte da mia mamma per rendere più dolce la giornata. Mi piacerebbe tanto fare un giro tra tutti voi per salutarvi uno ad uno, in seguito mangerei con voi le torte che c’erano in palio, altrimenti che gusto ci sarebbe a vincere? Non credete? Io, sapendo suonare il flauto, vi farei una specie di concertino per tenervi compagnia, anche se, forse, non sarebbe un gran che. Penso che potremmo trascorrere veramente un bel pomeriggio insieme! Sperando di poter vivere presto insieme questa giornata, vi abbraccio tutti e vi saluto! Ciao a tutti da Simone.

 

A tutto il personale della Fondazione G.B. Bianchi: GRAZIE! GRAZIE! GRAZIE! Questo è un grido che esce a gran voce dal mio cuore e, mentre le lacrime scendono dal mio volto, il mio pensiero scavalca il muro di cinta del mio giardino, supera l’uliveto che ci separa e raggiunge la mia cara nonna Fernanda che è lì con voi. Questo è un periodo terribile per tutti; sia per i vostri ospiti, che non possono incontrare i propri cari e combattono contro un nemico invisibile e spietato, sia per tutto il personale che ogni giorno si prende cura dei nostri amati nonni anche a scapito della propria salute. Per questo voglio ringraziare tutti, ma proprio tutti! Grazie al dottore che cura amorevolmente ogni ospite; grazie agli infermieri e agli operatori sanitari che in questo periodo cercano di sostituire le nostre carezze e il nostro amore; grazie agli animatori e ai fisioterapisti che ci consentono con le videochiamate o con le lettere di comunicare con i nostri cari; grazie ai cuochi; ai manutentori; alle guardarobiere; alle segretarie; al direttore; grazie infinite a tutti! Spero di non aver dimenticato nessuno, perché tutto ciò che ognuno di voi sta facendo è di vitale importanza. VOI siete i nostri eroi! Non i calciatori, i cantanti o i personaggi famosi. Vorrei con questa lettera farvi arrivare la forza di resistere fino a quando non si riapriranno i cancelli e potremo rivederci. Con tutta la mia gratitudine. Marco Vesconi

Questa lettera è indirizzata a tutti gli operatori della Casa di riposo e ai suoi ospiti. Mi piacerebbe ringraziarvi uno ad uno per tutte le cose importanti che state facendo ed elencarle tutte, ma non saprei proprio da dove iniziare; intanto vi vorrei ringrazio perché mettete a repentaglio la vostra salute per aiutare le persone più bisognose e fragili. Ammiro molto il vostro lavoro perché aiutare gli anziani è uno tra i gesti più belli che si possano fare, soprattutto in questo periodo in cui, oltre a temere per la loro salute, hanno anche le famiglie lontane. Ammiro molto il fatto che anche voi stiate lontani dalle vostre famiglie per salvaguardare le persone care e che quindi vi state sacrificando per il bene di tutti.  Vorrei tanto incoraggiarvi a resistere e a tenere duro; so che quando riusciremo a superare questa crisi sarà soprattutto per merito vostro. Altre persone che vorrei incoraggiare sono gli anziani di cui vi prendete cura, che sicuramente stanno soffrendo molto a causa della lontananza dai parenti e per la paura di ammalarsi o di perdere una persona cara. Anche se non sarà molto, in questo momento, l’unica cosa che posso fare per sostenervi è incoraggiarvi ad andare avanti ed esservi grata. Quindi vi vorrei dire ancora una volta grazie per ciò che state facendo e sono sicura che, se staremo vicini, riusciremo a superare questo momento difficile per tutti. Giada

CLASSE 3^D

Carissimi nonni, le persone anziane sono state in tutte le epoche fondamentalmente utili: per la crescita di noi giovani, per le loro “testimonianze” degli eventi particolari che hanno fatto la Storia. Purtroppo in questi giorni c’ è questa terribile pandemia di Coronavirus o “Covid – 19” e  tutti in diversi modi ne veniamo colpiti.  In particolare le persone più fragili e gli anziani: i più delicati. Ormai le testimonianze storiche della “shoah”, dei partigiani, del comunismo, della mafia e della guerra, se ne stanno andando con voi. Voi anziani, nella vostra gioventù, avete vissuto e combattuto per i principi fondamentali che hanno fatto l’Italia. Avete lottato per i vostri famigliari e per dare a tutti la libertà. Se perdiamo i vostri ricordi, perdiamo grandi esempi, che possono formare anche quella parte del nostro carattere, che ci farà diventare speciali come voi. Io vivo con i miei nonni perché i miei genitori non mi volevano e non volermi è stata l’unica cosa buona che hanno fatto per me, perché i miei nonni mi hanno dato una vera famiglia. Perciò cari nonni della nostra casa di riposo io scrivo per voi questa lettera non perché me lo hanno chiesto, ma per farvi sentire che ci sono anch’io a fare il tifo per voi. Coraggio!” Lucio Dominici

TI IMMAGINO OLTRE LE MURA

Ciao. Io sono Martin e vorrei portarti un po’ di compagnia in questi giorni “strani”. Io so, come tante persone conoscono, che la situazione dentro le vostre case di riposo non è delle migliori. In questa lettera voglio provare a non farti sentire sola, perché so quanto sia difficile non vedere la tua famiglia che ti è stata vicina nei momenti belli e in quelli brutti della tua vita, ma voglio anche pensare che tu non ti senta sola. Anche io qui a casa sto passando un periodo scuro, lontano da persone alle quali voglio bene. Io sono a casa con mia mamma, mio fratello vive da solo e mio papà invece vive a Riccione, e ogni fine settimana viene a trovarmi per portarmi a Brescia dove gioco a calcio. Tutto questo, da due mesi, non esiste più… Fortunatamente qui sotto, a pochi metri da dove abito, c’è mia nonna con la quale ogni tanto mi fermo e ci parlo. Lei mi racconta molto delle sue storie, della sua vita passata, di quando anche si era innamorata. Io la ascolto e so che solo questo gesto a lei fa molto piacere. Adesso lei sta pensando a quello che sta succedendo, perché non ha mai visto nulla del genere nella sua vita, a parte la seconda Guerra Mondiale visto che in quel periodo aveva 14 anni e si ricorda dei particolari che ogni volta che ascolto mi si rizza la pelle. Voi siete stati degli eroi. Non so come abbiate fatto a resistere a tutte quelle sofferenze. Mia nonna adesso ha 88 di anni e quando la guardo mentre racconta vedo in lei ancora quella sofferenza. Vorrei che tu sapessi che non sei sola, che i tuoi famigliari in questo preciso momento in cui anche io ti sto scrivendo ti stanno pensando e parlano di te, sebbene non riescano a raggiungerti: loro ti vogliono bene e ti comunicano con il cuore. Tu prova a chiudere gli occhi e vedrai che li sentirai…. Io non ti conosco e tu non mi conosci, però in questo momento stiamo comunicando attraverso una lettera scritta da me per te. E quasi, mentre scrivo, immagino il tuo volto mentre la leggi.  Questo virus è maledetto perché sta togliendo vite innocenti, ma se saremo uniti non ci potrà far niente: come quando impugni un bastoncino che di sicuro riesci a spezzare; ma se nei hai molti non sarà altrettanto semplice perché l’unione fa la forza. In questo momento sarai molto sorpresa di ricevere questa lettera, ma ricordati: l’uomo è forte anche grazie agli insegnamenti che ci avete dato voi, e riusciremo a superare questo buio momento. Con affetto Martin.  

Ciao, io sono Francesca, se preferite potete chiamarmi Francy, potete immaginarmi come una vostra piccola o grande nipote. Una nipote che oggi è tanto preoccupata per voi e vuole rasserenarvi gli animi. So che è difficile, so che è doloroso, so che è soffocante e opprimente. lo so, perché l’ho provato sulla mia pelle! E’ come entrare in un pozzo senza fondo, buio ed infinito. E’ solo ad un certo punto che ti chiedi quanto sia profondo e allora ci lanci un sasso, ma la pietruzza che getti non tocca mai la fine. Questo virus ha colpito me e la mia famiglia. Ma ne siamo usciti, con sofferenza e dolore, ci siamo riusciti. E’ stato come attraversare tutti i gironi dell’inferno, sebbene tu non ti sia mai macchiato di un peccato. A me questo virus ha colpito nel profondo, come credo i miei genitori tra cui, soprattutto, mia mamma. Sai, cara nonna, ho avuto paura succedesse quello che si sentiva anche in televisione. Questo infame virus non si sazia mai, cerca di trascinare con sè le anime bianche, ma esse alla fine sfoggiano le proprie ali. Voi avete delle ali meravigliose! Io ho avuto il “privilegio” di attraversare tutto ciò insieme alla mia famiglia e ci siamo aiutati l’uno con l’altro; so che senza di loro io non ce l’avrei mai fatta. E’ per questo che, sapendo che voi non potete avere chi amate accanto, voglio offrirti il mio abbraccio, così che tu possa appoggiarci la testa e andare avanti. Non ti conosco, ma è come se ti avessi da sempre nel cuore. VI ABBRACCIO. FRANCY  

CLASSE 3^C

CARI NONNI, scrivendovi, la prima cosa che mi viene in mente è proprio il significato della parola “NONNI”. Siete il patrimonio dell’umanità e la parola nonno deriva da un termine che in greco antico si può tradurre come “venerabile”, “santo”. In ogni famiglia i nonni sono considerati come la memoria storica e quindi rispettati ed accuditi con affetto. A voi è dedicata anche una festa che si celebra in tutto il mondo. Siete confidenti e amici; un nonno è per i nipoti un rifugio sicuro e fonte di conforto nei momenti difficili. Da queste mie riflessioni potete capire quanto siete importanti e quanto bene vi vogliamo. Purtroppo questa situazione non è facile per nessuno, soprattutto per voi, che non potete ricevere visite dai vostri cari. Dobbiamo però essere forti e pensare che tutto questo finirà presto e che ne usciremo vincenti. Dobbiamo farci forza a vicenda, essere uniti, stare il più sereni possibile e soprattutto non mollare mai. Vedrete che molto presto ci riabbracceremo. Un abbraccio e un saluto da Diana Ciubotariu.

Caro nonno, io sono Edoardo e volevo dirti che ci sarà sempre un angelo che da lassù ti proteggerà. Ricorda che dobbiamo essere grati alla vita anche per gli affetti che abbiamo. Il Covid19 mi ha fatto scoprire il bello delle piccole cose. Non temere per il tempo che verrà, non preoccuparti di come sarà il domani e non chiederti di questo virus. Ciò che devi fare è continuare a vivere e a sorridere, forse più di prima, forse come mai prima d’ora. Il virus mi ha insegnato a guardare con occhi onesti, sinceri e puri. Sorridi e sii felice perché questa è l’unica arma in grado di sconfiggere il virus. Un abbraccio da Edoardo Andonie.

Cari nonni, sono Eleonora, ho 14 anni e con questa breve lettera voglio starvi vicino e dimostrarvi il mio affetto. Per colpa del Coronavirus, ci siamo ritrovati improvvisamente e senza volerlo a cambiare la nostra vita e le nostre abitudini. Noi ragazzi non andiamo più a scuola, non possiamo uscire, molte persone non lavorano, voi non potete ricevere la visita dei vostri cari, bisogna mantenere le distanze… È una guerra silenziosa, invisibile ma forse ci sta rendendo più consapevoli dei veri valori importanti per ognuno: la salute, la solidarietà, la speranza, la riscoperta della famiglia. Con questa lettera voglio starvi vicino e dirvi che andrà tutto bene. Abbiate fede e vedrete che presto riabbraccerete i vostri cari. Un grosso bacio😘🥰 Eleonora Gjeli

Cara Michela, mi chiamo Marta e frequento il 3° anno della Scuola Media Gabriele di Pietro di Toscolano. Ti scrivo per salutarti e perché desidero che tu porga ai nonni della R.S.A. i miei saluti affettuosi. Da tanto tempo non vengo a trovare i nonni della Casa di Riposo; purtroppo io e la mia famiglia ci siamo persi nei numerosi impegni quotidiani. Fino a quattro anni fa, venivo con la  mia sorellina Camilla a trovare mia nonna Giovanna, che da voi ha trascorso serenamente gli ultimi anni della sua vita. Mi ricordo com’era bello: c’era un clima di spensieratezza e gli occhi di mia nonna nel vedermi erano pieni di gioia. Che bei momenti si trascorrevano, grazie anche all’animazione e alla presenza dei volontari. Senza dimenticare le gentilezze e le premure da parte di tutte le operatrici sanitarie. Mi riprometto di venire a trovarvi, il più presto possibile, terminata questa emergenza del virus che impedisce le relazioni sociali e di abbracciarci forte come vorremmo. Con questa mia lettera vorrei poter trasmettere un po’ di forza e di coraggio ai nonni e alle nonne della Casa di Riposo, e aiutarli a superare questo periodo difficile. Inoltre vorrei confortare anche tutto il personale che viene quotidianamente messo a dura prova dall’emergenza. Purtroppo il virus impedisce di restare vicini ad amici e parenti cari che in questo momento avrebbero bisogno di affetto. Dovremo attendere ancora ed essere consapevoli che la situazione è temporanea, ma l’importante è non perdere la speranza. Se restiamo a casa per un po’ andrà tutto bene e quando si sarà conclusa questa emergenza sanitaria, torneremo alla vita di prima e saremo di nuovo insieme e felici. Vorrei che i nonni della Casa di Riposo sapessero che nonostante stiano attraversando questo periodo comunque non sono soli. Noi ragazzi, infatti li pensiamo e non vediamo l’ora di riabbracciarli. Un forte e affettuoso abbraccio. Marta Andreolli

Cari operatori della casa di riposo, voglio ringraziarvi per tutto quello che state facendo, soprattutto in questo periodo così buio. Il vostro lavoro è fondamentale per tutte quelle persone deboli come i nonni e le nonne che hanno bisogno di tanto aiuto. Poi voi andate tutti i giorni a lavorare sapendo che i vostri figli e la vostra famiglia sono a casa che vi aspettano, e magari quando tornate a casa avete paura perfino ad abbracciarli. È incredibile come solo la vostra presenza per i vostri ospiti a cui siete tanto affezionati sia di grande aiuto e come con poco riusciate a farli sorridere. Ci vuole un gran coraggio per fare questo!! Io vi ammiro tantissimo per la vostra tenacia. Forza, presto tutto finirà!!! Un affettuoso saluto da Marta Bianchi.

Cari nonni e care nonne, spero che in questo momento così brutto che stiamo attraversando sia noi che voi, ma soprattutto voi, riusciate ad avere forza e coraggio. Purtroppo adesso non possiamo stare vicino ai nostri amici e ai nostri cari parenti con i quali vorremmo condividere una situazione del genere, però dobbiamo soltanto attendere e avere un po’ di pazienza, l’importante è non perdere mai la speranza. Solo così riusciremo a vederci di nuovo e a stare insieme. Spero che non vi stiate annoiando troppo in questo periodo, e poi, leggendo le lettere di noi alunni, scritte per tenervi compagnia e per farvi capire che noi comunque vada siamo vicino a voi, vi possiate rallegrare un po’ la giornata. Ricordatevi che INSIEME CE LA FAREMO e che alla fine tutto andrà per il meglio. Cari saluti, Sara Shkullaku.

Cara operatrice, molte volte in questi giorni ho provato ad immaginare la vostra situazione e forse alcune volte ho pensato proprio la cosa esatta; ma di sicuro non riesco ad immaginare i vostri sentimenti e tutte le vostre paure, sia per voi stessi che state a contatto con persone molto a rischio che per tutti i nonni che curate e a cui siete sicuramente molto affezionati. Mi rendo conto di quanto possiate essere stanchi appena uscite dal lavoro, ora ancora di più del solito, costretti a mettere le mascherine e sperando che non veniate infettati e non portiate il virus anche nell’ambiente familiare. Per questo vi ammiro molto e vi sostengo perché avete un grande cuore per accettare di lavorare anche in queste condizioni, ma per voi in fondo è di sicuro un piacere poter aiutare chi ne ha bisogno, soprattutto quando la situazione è così difficile e si aggrava sempre di più. Come voi spero che questa situazione, questa pandemia e questa quarantena finiscano presto per tornare a lavorare con il sorriso stampato in viso e la voglia di abbracciare i nonni e gli amici che lavorano con voi senza paura di infettarli o di essere infettati. Vi abbraccio forte, Serena Caporella.

Cari nonni, non vi conosco di persona, ma di certo posso immaginarvi come il mio bisnonno Nino. Quando vi penso mi viene in mente una data di nascita lontana dai giorni nostri, la gioventù segnata dalla Guerra, anni di fatiche, poche cose da mangiare a tavola, l’orto da coltivare… e tanti sacrifici. Ma poi penso anche a tante e piccole gioie come la nascita di nuove vite; piano piano il tempo ha lasciato dei segni sul vostro viso, i movimenti sono rallentati, c’è qualche problema di salute. Ora gli anni sono tanti e vi sono negate tante cose, le uniche che vorreste ora come la vicinanza dei vostri cari. State tranquilli però perché siete affidati alle cure di tante persone di buona volontà e molto coraggiose. Nei loro sguardi ci siamo anche noi, che vi diciamo con tutto il cuore che vi vogliamo bene. Un saluto affettuoso, Tommaso Campanardi.

Cari nonni, vi scrivo questa lettera per dirvi che mi dispiace molto per quello che sta accadendo. Io personalmente a stare in quarantena non ce la faccio più. Anche se ho un giardino grande e spesso vado a fare una passeggiata, non è semplice vivere ripetutamente le stesse giornate. Perché alla fine è così, ogni giorno si fanno le stesse cose. Non cambia niente. Le persone che vediamo, con cui parliamo sono le stesse, le cose che facciamo sono le stesse e il posto dove stiamo è sempre lo stesso.  Ci si può solo sforzare e sperare che un giorno tutto tornerà come prima… anche se non è facile… soprattutto se si ha paura, o se qualcuno a cui vogliamo bene è a rischio perché magari lavora in ospedale, nei supermercati o sta a contatto con altre persone… si può avere paura anche per se stessi.  Penso solo che qualsiasi cosa io possa scrivere sarebbe ripetitiva, inoltre credo che non si possa sfuggire al destino. Pertanto secondo quello che penso, se una cosa deve accadere accade, e purtroppo la vita non è fatta solo di cose belle, ma anche di cose brutte come questa situazione per esempio. Credo anche che stare in casa non serva ancora molto dal momento in cui questa regola non viene rispettata da molte persone. In più io come molti non riuscivo a stare a casa già prima che potevo uscire, figuriamoci ora! Più che altro stare a casa senza avere contatto con l’esterno fa male non solo alla mente ma anche al cuore, perché non possiamo vedere le persone che amiamo, a cui vogliamo bene. E se non ce la faccio più io che ho anche il giardino, non voglio pensare a come si sente chi abita in un condominio o in città e si sente soffocare dai palazzi tutt’ intorno. Mi ritengo quindi fortunata in un certo senso… e spero che voi magari troviate dei passatempi come cucire, giocare a carte o con giochi da tavolo… Detto ciò spero che tutto finisca al più presto, come tutti del resto… in tutto questo però c’è solo una cosa positiva: quando torneremo alla così desiderata “normalità” apprezzeremo molto di più tutto quello che abbiamo… anche solo una passeggiata o ricevere un abbraccio da un amico. Con la speranza di tornare a essere liberi e felici come prima, vi abbraccio forte. Sara Zagari

Cari nonni, vi scrivo per ricordarvi che noi ragazzi siamo e saremo con il cuore sempre vicini a voi, anche se fisicamente siamo lontani. Spero che riusciate a sentire il caloroso abbraccio che vi mandiamo e ricordate sempre queste parole: “Ce la faremo”!!! Io, che vi sto scrivendo questa lettera, lo capisco cosa significa stare lontani da un nonno o una nonna, e poi magari non rivederli più, perché mi è successo, ma sono comunque andato avanti vivendo momenti belli e brutti; l’importante però è che ci sono riuscito. Vi auguro di passare felicemente questi momenti ricordando quelli più belli che avete vissuto, sognando e sperando sempre il meglio. Un grande bacio da dietro la mascherina. Giuseppe Bentivoglio

CLASSE 3^B

Cari medici della Casa di Riposo “G.B. Bianchi”, mi chiamo Arianna e frequento la classe terza della scuola media di Toscolano; volevo ringraziarvi della vostra disponibilità a curare le persone in difficoltà, soprattutto in un momento così difficile. Grazie anche della vostra determinazione, perché state tenendo duro proteggendo chi vi è affidato e non può fare nulla di fronte a questo virus. Sono certa che è anche grazie a voi e al vostro impegno quotidiano che questa situazione sta migliorando…Grazie mille!!!  Con stima, Arianna.

Cari ospiti della Casa di Riposo “G.B. Bianchi”, mi chiamo Maria, ma tutti mi chiamano Marì, come la mia nonna. Sono una studentessa delle scuole medie di Toscolano-Maderno. In questo periodo di quarantena la noia non esita a farsi sentire, ma voi non dovete rammaricarvi, né abbandonarvi all’idea che non ci sia un modo per far passare il tempo! Io, ad esempio, quando le nuvole lasciano spazio al sole, mi diverto un mondo a giocare con mio fratello minore a volano, uno sport che ci hanno insegnato a scuola… È simile al tennis e consiste nel tirarsi, appunto, il volano, una specie di mezzo cono di plastica che non rimbalza e si usa al posto della palla da tennis; deve volare nel campo avversario, senza toccare terra e si lancia con delle racchette particolari. Non mancano neanche le partite a carte o le chiacchierate! Tra poco ritireremo fuori la scacchiera e le vittorie o le sconfitte non finiranno più. Immagino che per voi sia difficile questa situazione; purtroppo siete le persone più a rischio e dovete riguardarvi. Ma non dovete cedere alla tristezza, dovete trovare la forza di rispettare le regole per amore della vostra salute e per rivedere, magari presto, anche i vostri cari. Ma nel frattempo potreste trovare delle cose nuove da fare: se un altro ospite della casa di riposo vi incuriosisce, approfittane per fare conoscenza o per approfondire quella che già avete. Passate più tempo chiacchierando con i vostri amici o con chi vi assiste, gli educatori o i volontari… Magari facendo giochi in scatola, oppure guardando in compagnia film che hanno fatto la storia. E non dimenticate che restando “uniti” possiamo superare qualsiasi ostacolo! Anche noi studenti ci troviamo nella stessa situazione. È strano pensare come noi giovani e voi anziani, che a volte magari sembriamo così distanti, oggi siamo legati esattamente dalle stesse regole, abbiamo gli stessi obblighi. Magari alla fine di tutto questo potremmo ritrovarci ad essere più uniti che mai! Come passatempo vi consiglio la lettura, di libri o riviste non importa, ma leggere fa sempre bene alla mente e allo spirito; se non riuscite voi a leggere, magari potreste chiedere a qualcuno di farlo per voi. Poi, grazie a questa situazione, non avrete più la scusa di dire “Non so usare un cellulare!”, ora avete tutto il tempo che volete a disposizione, quindi, imparando a utilizzarlo, potrete mettervi in contatto con i vostri parenti e nipoti direttamente. Questa sarebbe una bella vittoria: imparare ad usare la tecnologia!  Un saluto di cuore e buona quarantena, sperando che finisca presto per tutti. Con affetto, Marì.

Caro Gianmaria, sono Nicol, ed ora frequento la terza media a Toscolano. Ho scelto di scrivere a te questa lettera tra tutti gli operatori della Casa di Riposo “G.B. Bianchi”, visto che non ti vedo da moltissimo tempo e mi manchi molto! Volevo farti sapere quanto io ti  sia grata per tutto quello che mi hai dato insieme a Monica,  per ben quattro anni della mia vita: non eravate solo i miei insegnanti di danza, per me eravate una specie di “seconda famiglia”. Ti ho scritto questa semplice lettera visto che non sono mai riuscita di persona a dirti un vero GRAZIE per tutto quello che per merito vostro ho imparato. Voglio anche farti sapere che ti sono vicina in questo momento difficile, soprattutto per chi come te lavora con persone così fragili come tanti tra gli anziani che ospitate lì… Sono sicura che riusciremo tutti a superare questo periodo e ricordati che io e la mia famiglia ti siamo vicini. So che è molto difficile prendersi cura delle persone in Casa di Riposo, specialmente con questa situazione difficile che nessuno si sarebbe mai sognato, e che tu, facendo il fisioterapista, sei sicuramente in prima linea nel fare compagnia ai nonni e nel cercare di dare loro un po’ di sollievo con il tuo lavoro. Io credo che presto torneremo tutti a poterci rivedere e riabbracciare. Sono sicura che finirà tutto prima o poi e torneremo alla quotidianità, anche se magari un po’ diversi. Ti voglio bene, con affetto Nicol Festa.

Buongiorno cari Ospiti della Casa di Riposo, sono Matteo, un ragazzo della scuola media di Toscolano e ho deciso di scrivervi questa lettera perché vorrei sapere come state, dato che si sentono tante brutte notizie relative agli anziani. Io sto molto bene in quarantena, però devo dire che mi mancano i miei nonni che ora sono molto lontani da me perché vivono in Albania. Di mio nonno mi mancaspecialmente giocare a Domino insieme. In questo gioco non sono mai riuscito a batterlo e mi piaceva molto fare le partite con lui, perché ero sempre in cerca di sfide e lui mi insegnava pure tutti i trucchi di quel gioco! Invece di mia nonna mi mancano i suoi piatti deliziosi, il suo modo di cucinare speciale. Sento proprio la loro mancanza, anche se ogni tanto riesco a telefonargli per sentire come va. In questa quarantena però per compensare la loro mancanza ho spesso riguardato le nostre foto insieme, ho provato a sperimentare il cucinare i piatti di mia nonna con mia mamma, e ho giocato con i vari giochi da tavolo con mio papà invece che con mio nonno. Voi come state trascorrendo la vostra quarantena? Immagino vi mancheranno i vostri cari… Un abbraccio, spero sia arrivato a tutti voi il mio pensiero di affetto! Matteo Musaj                                                                                                                   

Cara zia Elide, sono Samuele, il nipote di Alfredo e sono il figlio di Silvana. Io e lei non ci conosciamo, ma ho pensato che quello che le sto per scrivere le possa far passare un po’ di tempo in allegria. Spero che lei stia bene. Io e la mia famiglia siamo tutti in salute, per il momento. In questi giorni ci siamo trasferito a casa del nonno che lei conosce bene, perché la mamma è dovuta tornare al lavoro ed è più serena a saperci con lui. Appena passata questa emergenza mi piacerebbe conoscerla, visto che finora non ho mai avuto occasione di farlo. Come passa il tempo? Io mi diverto a partecipare alle videolezioni al mattino: tramite il tablet, vedo le professoresse e i miei compagni di classe. Al pomeriggio studio per le interrogazioni del giorno dopo. Un consiglio che le do per passare il tempo è quello di leggere, oppure se lei non riuscisse a leggere da sola, chieda a qualcuno di farlo per lei, perché, da quando ho iniziato a leggere, il tempo passa talmente in fretta che non me ne accorgo neppure!! Spesso chi scrive è così bravo da farti credere che sei nel posto che lui sta descrivendo e che tu stia vivendo le avventure che lui stesso racconta nel suo libro. Oggi esistono anche gli audiolibri, libri che si ascoltano, anche quelli potrebbero essere una buone idea per chi fatica a vedere. Ora le racconto qualcosa di me: mi piace molto nuoto, mi alleno più giorni alla settimana e sono nella squadra agonistica. Ho una sorellina più piccola di me che si chiama Rebecca. Le voglio molto bene. Da quando lei è entrata nella mia vita mi ha cambiato in meglio… Senza di lei adesso non so come farei. Spero che lei continui a stare bene, così avrò davvero l’occasione di conoscerla finita questa emergenza. Vostro, Samuele Baccolo.

Caro Domenico, sono Samuele Baccolo, il ragazzo che con Sergio è venuto a trovarti tempo fa. Visto quello che sta succedendo adesso con questa epidemia, ho pensato di scriverti per dirti che mi ricordo di te e per sapere come sta. Spero che tutto vada bene, che anche tu non ti sia ammalato. Io continuo a vivere la mia solita vita chiuso in casa e proseguo a studiare, anche se adesso la scuola si fa online, attraverso il computer. Chissà, forse non lo sapevi. Nel tempo libero gioco con i videogiochi, con mia sorella Rebecca o mi diverto a chiacchierare con mio nonno; sai, adesso abitiamo con lui perché la mamma è dovuta tornare al lavoro, così noi a casa ci facciamo compagnia. Lui sta bene. Tu come passi il tempo? Riuscite a fare ancora delle attività? A me mancano molta la piscina e i miei amici, le risate che facevo con loro e i posti in cui giravamo insieme senza un obiettivo preciso, solo per passare del tempo in compagnia. A te cosa manca? Mi spiace che tu sia lì da solo, senza parenti con cui stare, anche se so che chi lavora da voi lo fa meglio che può, e cerca anche di essere gentile e farvi compagnia loro. Io spero che questa situazione finisca il più presto possibile, sia per te sia per me, perché stare chiusi in casa senza poter incontrare nessun altro oltre i famigliari a me ora comincia a stancare un po’. Mi manchi e spero di poter tornare a trovarti e di rivederti al più presto. Tuo Samuele.

Cari medici e infermieri, cari operatori e operatrici tutti della Casa di Riposo “G.B. Bianchi”, vi ringrazio per quello che ogni giorno fate per gli anziani della nostra Casa di Riposo cittadina, poiché purtroppo adesso sono loro la classe sociale più colpita da questa terribile epidemia. So che ogni giorno tutti rischiate la vostra vita per stare con i nonni e le nonne, che senza di voi non avrebbero speranza di una vita dignitosa. Spero per voi che usciremo tutti da questa assurda situazione il più presto possibile; io vi ricordo, anche a me da grande piacerebbe fare il medico oppure un lavoro in cui si possano aiutare gli altri. Mi raccomando, non arrendetevi mai alle tante fatiche che dovete affrontare tutti i giorni, e vi chiedo di non farvi vedere preoccupati dai nonni, che altrimenti magari potrebbero andare nel panico. Siate coraggiosi, moltissimo della vita dei nonni che sono lì dipende proprio da tutti voi.  Con affetto e gratitudine, Samuele Baccolo.

Cari nonni e nonne della Casa di Riposo “G. B. Bianchi”, in questi giorni in cui non possiamo uscire, andare a scuola, venire a trovarvi, ho trovato una vecchia foto di Maderno del 1905 circa, o comunque di inizio del Novecento. Tanti di voi forse si ricorderanno com’era il nostro amato paese tanti anni fa, e magari vi piacerebbe vedere questa immagine che ho cercato per voi. Speriamo di tornare presto ad uscire, a venirvi a salutare, alla vita di tutti i giorni. Preghiamo e torneremo a trovarvi. Un affettuoso saluto, Giada.

Cari nonni, sono Michele Ripamonti, ho tredici anni, abito nella frazione di Gaino e frequento la terza media a Toscolano. Appena finirà questa situazione difficile, mi piacerebbe trascorrere con voi una giornata diversa dal solito, potremmo organizzare una merenda  in compagnia. Siccome io sono molto goloso, mi piacerebbe portarvi dei dolci fatti in casa da me, ad esempio dei biscotti al cioccolato e spero che ne siate ghiotti anche voi, altrimenti mi toccherà mangiarli tutti da solo!! Ho imparato a cucinarli in questi giorni in cui siamo stati costretti a rimanere a casa. Potremmo poi raccontarci a turno delle barzellette e votare la più spassosa e sicuramente ci sarà da divertirsi. Nell’attesa di vedervi presto, vi abbraccio e vi faccio tanti auguri di stare bene. Con affetto, Michele

Grazie e bravi a tutti i ragazzi che hanno dedicato questi loro pensieri ai nonni e agli operatori impegnati ad accudirli.