ABBATTIAMO I MURI

Quali?

Tutti i muri che limitano i diritti e la libertà delle persone, quelli fatti di cemento e filo spinato, ma anche quelli che non si vedono e sono nei cuori e negli occhi dell’uomo.

In occasione della commemorazione della caduta del Muro di Berlino nella nostra scuola abbiamo organizzato un piccolo evento coinvolgendo anche la popolazione del paese. Abbiamo accolto familiari, amici e curiosi in Aula Magna, ma prima di ospitarli, abbiamo fatto trovare loro all’entrata un lungo muro di scatole di cartone, che non si aspettavano e che bloccava il passaggio. Poi abbiamo recitato a memoria l’intero testo del Comitato Tavola Rotonda della Pace, abbiamo cantato l’Inno che ha accompagnato la Marcia della Pace Perugia-Assisi e l’Inno dell’Istituto Comprensivo di Gargnano, infine abbiamo chiesto a tutto il pubblico di fare un gesto simbolico significativo: abbattere il nostro muro, prendere le scatole di cartone che ne simulavano i mattoni e portarle nelle varie classi per decorarle insieme agli alunni. Proprio queste scatole, qualche settimana dopo, sono diventate i contenitori colorati in cui abbiamo riposto i nostri doni per la Missione S. Nicolas di Peppo e Adriana.

SUI MATTONI FRASI E DISEGNI DI PACE E FRATELLANZA

UN PO’ DI STORIA

Il 9 novembre di 30 anni fa cadeva il muro di Berlino, il muro della vergogna che per tanti anni ha diviso in due una città e il mondo.

Pochi anni dopo la sconfitta della Germania nazista e la fine della Seconda guerra mondiale, la Germania fu divisa in due Stati. Era il 1949 e da un unico paese dove si parlava la stessa lingua nacquero due Stati diversi e nemici: a est la Repubblica Democratica, un regime comunista controllato dall’ UNIONE SOVIETICA; a ovest la Repubblica Federale, un paese Democratico alleato delle potenze occidentali. La città di BERLINO si trovava nella Repubblica Democratica ed era anch’essa divisa in due parti, spartita a metà tra i due blocchi: la parte ovest era controllata dagli Occidentali (Francia, Gran Bretagna, Stati Uniti), la parte est dai Sovietici. 

Per tutti gli anni Cinquanta il traffico tra Berlino Est e Berlino Ovest fu intenso: attraverso i varchi controllati dalle forze di polizia che si trovavano nel mezzo della città andavano e venivano giornalmente migliaia di persone. Moltissimi Berlinesi dell’Est lavoravano nella parte occidentale della città e visitavano parenti e amici che abitavano a ovest, o andavano al cinema se avevano abbastanza soldi. Ma moltissimi abitanti della Germania dell’Est abbandonavano il proprio paese, dove non c’era libertà, per fuggire a Berlino Ovest e di lì nella Germania Federale. Tra il 1949 e il 1961 fuggirono circa due milioni e mezzo di persone e i dirigenti della Germania dell’Est decisero che bisognava trovare un rimedio.

Per riprendere il controllo della situazione i dirigenti della Germania comunista isolarono completamente Berlino dal resto del paese costruendo un Muro che divideva la parte orientale da quella occidentale.

Nella notte tra il 12 e il 13 agosto 1961 cominciò la costruzione del Muro: la metropolitana di superficie e quella sotterranea furono interrotte e qualsiasi collegamento fu sospeso. Filo spinato, corrente ad alta tensione, cemento armato e torrette di controllo comparvero improvvisamente nel centro di Berlino, dividendo a metà scuole, palazzi, persino cimiteri. Da quel momento nessuno poté più passare a Ovest senza un regolare permesso. I primissimi giorni fu ancora facile per i Berlinesi dell’Est scappare dall’altra parte: ci fu persino chi, abitando nei palazzi che segnavano il confine tra i due settori, si buttò dalle finestre di casa prima che queste venissero murate. 

Più di 5.000 persone riuscirono a scavalcare il Muro, moltissime furono arrestate e oltre 150 furono uccise. I primi tempi i Tedeschi orientali ricorsero a ogni stratagemma per scappare: tunnel sotterranei, automobili con doppio fondo, teleferiche artigianali da un palazzo all’altro, mongolfiere. Ma i mezzi di controllo diventarono sempre più sofisticati e col passare del tempo divenne quasi impossibile oltrepassarlo perché le guardie avevano l’ordine di sparare a chiunque vi si avvicinasse. Tra la fine di ottobre e i primi giorni di novembre 1989 migliaia di abitanti manifestarono nelle strade invocando libere elezioni, libertà di stampa e di viaggiare e il muro fu preso d’assalto. Da Est e da Ovest le persone si arrampicarono sul Muro per abbracciarsi, ballare, festeggiare. Preso a picconate, raschiato, martellato, il Muro nel giro di alcune settimane si era trasformato in un cumulo di macerie.

“Nessun muro che emargini esseri umani e limiti la libertà è così alto o largo da non poter essere abbattuto”,

Alcune delle nostre frasi scritte sui mattoni che componevano il nostro muro:

  • Il muro esisterà fino a quando le ragioni della sua esistenza non verranno meno
  • Tutti gli uomini liberi ovunque si trovino sono cittadini di Berlino come uomo libero mi vanto di dire: ich bin ein berliner.
  • La caduta del muro ha provato che non c’è sfida che non si possa combattere  per un mondo unito
  • Der Fall der Berliner Mauer hat viele Menschen vereint aber viele andere Menschen getrenmt  (la caduta del muro di berlino ha riunito molte persone ma ne ha divise altre)
  • Keine kriege mehr keine mauern eine veraite wert( niente più muri che meritano un interesse)
  • I muri sono fatti di mattoni ma,i sentimenti non sono illusioni
  • The call of freedom and  peace ( il richiamo della libertà e della pace)  
  • No more walls but bridges ( niente più muri ma ponti)

Scritto e pubblicato da: Silvia Andreoli , Sofia Leali 3^A e Vittoria Fontana 1^A

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...